L’osteopatia come intervento integrativo in oncologia
L’osteopatia come intervento integrativo in oncologia

A cura di Dr. Oliviero Bonetti, D.O. – M.Sc.
Osteopata – Biologo
L’obiettivo è illustrare come l’approccio osteopatico, lungi dal limitarsi alla gestione della disfunzione solo in ambito muscolo-scheletrico, possa interfacciarsi con i complessi meccanismi biologici, neurologici e meccanici che caratterizzano il processo oncogenico.
L’osteopatia fu fondata con l’obiettivo di potenziare i meccanismi di autoregolazione e autoguarigione dell’organismo. Questo potenziamento avviene attraverso la normalizzazione dell’ambiente meccanico, del flusso sanguigno, del drenaggio sanguigno e linfatico e dell’innervazione tissutale.
Un concetto cardine, ulteriormente sviluppato dal neurofisiologo Irvin Korr, è quello di disfunzione somatica, precedentemente nota come lesione osteopatica.
Disfunzione somatica: un concetto chiave dell’approccio osteopatico
La disfunzione somatica è definita come un’alterazione meccanica, vascolare e neurologica del tessuto che compromette la corretta fisiologia cellulare e può alimentare processi patologici, inclusi quelli oncologici.
L’osteopata identifica queste disfunzioni attraverso l’acronimo TART, che sta per:
- alterazione della consistenza tissutale (Tissue texture);
- asimmetria (Asymmetry);
- restrizione di movimento (Restriction of motion);
- dolore alla palpazione (Tenderness).
Sistema nervoso autonomo, sistema surrenalico e oncogenesi
Una parte centrale della ricerca presentata riguarda l’influenza del sistema nervoso autonomo (SNA) e del sistema surrenalico sugli hallmarks, cioè sulle caratteristiche distintive del cancro.
La letteratura scientifica evidenzia come il SNA possa modulare quasi ogni fase del processo oncogenico. In particolare, la produzione di norepinefrina ed epinefrina, agendo sui recettori adrenergici, in particolare beta-adrenergici, promuove l’inizio, la progressione, la proliferazione e la diffusione metastatica del tumore.
Analizzando i singoli meccanismi, l’attività del SNA può:
- sostenere una proliferazione cellulare incontrollata attraverso vie molecolari come PI3K/Akt – Ras – ERK1/2 – AP1 – STAT3 – NFkB – p38/MAPK – VEGF – MMP, e diverse interleuchine;
- facilitare l’evasione della sorveglianza immunitaria, sopprimendo e alterando l’attività delle cellule NK, dei linfociti CD8+, dei macrofagi M1 e M2, e facilitando la trasformazione dei fibroblasti in CAFs (Cancer Associated Fibroblasts);
- aumentare l’infiammazione pro-tumorale e promuovere la neoangiogenesi tramite fattori come VEGF, PDGF e FGF;
- indurre la riprogrammazione del metabolismo cellulare, il cosiddetto effetto Warburg, spostandolo verso la glicolisi anche in presenza di ossigeno;
- aumentare l’instabilità genomica e interferire con i meccanismi di riparazione del DNA.
Inoltre, la ghiandola surrenale, attraverso la secrezione di cortisolo, può impattare negativamente sulla sopravvivenza cellulare e interferire con le terapie molecolari e immunologiche, oltre a peggiorare la qualità della vita dei pazienti.
Meccanobiologia e meccanotrasduzione: una base scientifica per l’osteopatia
L’osteopatia trova una solida base scientifica nella meccanobiologia, la disciplina che studia come le cellule rispondano agli stimoli fisici.
Il processo chiave è la meccanotrasduzione, ovvero la capacità delle cellule di convertire stimoli meccanici in segnali biochimici.
Alterazioni nel microambiente meccanico — come pressione idrostatica, forze di compressione o trazione, rigidità della matrice extracellulare, alterazioni della viscoelasticità — sono direttamente coinvolte nello sviluppo e nella progressione dei tumori.
A supporto di ciò, viene citato uno studio dell’Osher Center – Harvard Medical School su modelli murini di tumore mammario: l’applicazione di stretching meccanico per soli 10 minuti al giorno ha portato a una riduzione della massa tumorale del 52%.
Questo risultato suggerisce che la manipolazione meccanica dei tessuti può influenzare la risposta immunitaria citotossica e la risoluzione dell’infiammazione.
Effettori cellulari e vie di segnalazione coinvolte
L’interazione meccanica agisce su specifici effettori cellulari come:
- i canali Piezo;
- le integrine;
- i recettori TRP (Transient Receptor Potential);
- fattori trascrizionali come le proteine YAP/TAZ e NFkB.
In particolare, le vie di segnalazione YAP/TAZ e Hippo sono cruciali nell’oncogenesi, essendo coinvolte nella transizione epitelio-mesenchimale (EMT), nella resistenza alla chemio/immunoterapia e all’anoikis, cioè la capacità delle cellule tumorali di sopravvivere dopo il distacco dal tessuto di origine.
La memoria cellulare: un concetto innovativo
Un concetto innovativo presentato è quello della memoria cellulare.
Cellule come fibroblasti, miofibroblasti e cellule staminali mesenchimali possiedono quattro tipi di memoria:
- meccanica;
- infiammatoria;
- metabolica;
- posizionale.
Memoria meccanica
Esposizioni prolungate a microambienti rigidi portano a una riorganizzazione della cromatina nel nucleo e alla traslocazione permanente di fattori come NF-κB e YAP/TAZ.
Memoria infiammatoria
La memoria infiammatoria permette alle cellule di mantenere uno stato pro-infiammatorio dopo stimoli ripetuti, come l’esposizione a TNF, favorendo la trascrizione di geni coinvolti nella sopravvivenza e migrazione cellulare.
Molta di questa memoria è associata a modificazioni epigenetiche degli istoni, come H3K4me1 e H3K4me3.
Il possibile ruolo dell’osteopata
L’osteopata potenzialmente interviene su questi processi attraverso il trattamento manuale della disfunzione somatica, mirando a ripristinare la corretta meccanica tissutale, l’innervazione e la vascolarizzazione.
Elemento fondamentale è che le manipolazioni devono essere accuratamente calibrate in termini di:
- intensità;
- tipo di stimolo, compressione o trazione;
- frequenza;
- durata dell’applicazione.
Questo risulta necessario per essere efficaci e influenzare positivamente la “memoria” delle cellule, l’attivazione di determinati pathways molecolari anziché altri, e l’espressione o il silenziamento genico su base epigenetica.
Obiettivi clinici dell’intervento osteopatico
Gli obiettivi clinici includono:
Riequilibrio del sistema nervoso autonomo
Tecniche specifiche possono migliorare la regolazione del sistema nervoso autonomo, con risultati promettenti già osservati in studi preliminari.
Modulazione surrenalica
Esistono tecniche di manipolazione diretta mirate a bilanciare, stimolare o inibire la produzione di cortisolo e adrenalina.
Studi pregressi ed in corso mostrano variazioni nei livelli di cortisolo dopo il trattamento manuale.
Normalizzazione dell’ambiente meccanico
L’intervento osteopatico può agire sulla matrice extracellulare e sulle tensioni fasciali per modulare la meccanotrasduzione cellulare.
Conclusioni
In conclusione, l’integrazione dell’osteopatia in oncologia è supportata da evidenze provenienti dalla neurobiologia, dalla biologia molecolare, dalla genetica e dalla meccanobiologia.
Tuttavia, esiste la necessità di ulteriori approfondimenti sia nella pratica clinica che nella ricerca per definire meglio indicazioni e controindicazioni basate sul tipo di tumore e sul suo stadio di progressione.
È fondamentale costruire “ponti” tra il mondo dell’osteopatia e quello medico-scientifico tradizionale per studiare in modo rigoroso i processi biologici sottostanti alle tecniche manuali.
