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Perché gli osteopati dovrebbero seguire il Congresso ARTOI 2026 di Roma

Perché gli osteopati dovrebbero seguire il Congresso ARTOI 2026 di Roma

C’è una domanda che oggi molti professionisti si pongono: quale spazio può avere l’osteopatia nei contesti clinici complessi e multidisciplinari? Non si tratta soltanto di visibilità, ma di posizionamento professionale, qualità del dialogo interprofessionale e capacità di partecipare a percorsi di cura in cui il paziente viene considerato nella sua globalità.

Un congresso che include davvero l’osteopatia

È proprio in questa prospettiva che il 2nd SIO Europe & 12th International ARTOI Congress merita attenzione da parte della comunità osteopatica. Il congresso, in programma a Roma dall’8 al 10 maggio 2026, presenta un impianto fortemente interdisciplinare e include in modo esplicito l’osteopatia sia nei workshop pre-conference sia tra i temi scientifici del programma. Accanto a nutrizione, fitoterapia, medicina di precisione, supportive care, mind-body therapies e modelli di integrazione internazionale, compaiono infatti manual therapies and rehabilitation e una sessione che nomina direttamente osteopathy insieme a yoga, shiatsu e reflexology systems.

Un’occasione di posizionamento culturale

Questo aspetto è particolarmente rilevante perché suggerisce una direzione precisa: l’osteopatia può essere parte di un confronto serio, strutturato e multidisciplinare sui bisogni della persona con patologia oncologica, soprattutto quando il focus si sposta sulla qualità della vita, sul supporto, sulla riabilitazione e sull’integrazione dei percorsi. Il congresso non propone una visione isolata delle discipline, ma un modello in cui il valore nasce dal confronto tra competenze diverse, dalla ricerca e dalla costruzione di criteri condivisi.

Per un osteopata, partecipare a un evento come questo può voler dire almeno tre cose: osservare da vicino come si sta evolvendo il lessico internazionale dell’integrazione in oncologia, capire in quali cornici culturali e professionali le terapie manuali vengono discusse oggi e ampliare la rete di relazioni con professionisti che arrivano da percorsi differenti, ma che condividono la stessa attenzione alla persona, alla complessità clinica e alla collaborazione interdisciplinare.

Un confronto di alto profilo

Anche il livello della presidenza scientifica rafforza l’interesse dell’evento. Il congresso è guidato da Massimo Bonucci, fondatore di ARTOI, insieme a Nina Fuller-Shavel ed Eran Ben-Arye, figure internazionali impegnate nella clinica, nella ricerca e nella formazione in oncologia integrata.

Per questo, più che un semplice congresso da segnalare, l’appuntamento di Roma può essere letto come un’occasione di posizionamento culturale per l’osteopatia: esserci significa ascoltare, comprendere, connettersi e contribuire al dialogo nei contesti in cui la complessità della cura richiede una collaborazione autentica.

Osteopathy Academy invita studenti e professionisti a seguire da vicino questo congresso, perché il futuro della professione passa anche dalla qualità dei contesti in cui scegliamo di essere presenti.

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