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Asma e trattamento osteopatico: nuove idee di approccio

Asma e trattamento osteopatico: nuove idee di approccio

ChatGPT Image 27 apr 2026 18 58 26 1 -

Introduzione

L’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie aeree caratterizzata da ostruzione variabile del flusso aereo, iperresponsività bronchiale e infiammazione di fondo. Clinicamente si manifesta con sibili, dispnea, tosse e senso di costrizione toracica; fisiopatologicamente, il quadro nasce dall’interazione tra broncospasmo, infiammazione della mucosa bronchiale e, nei casi più persistenti, rimodellamento delle vie aeree. 

Dal punto di vista immunologico, una delle molecole più rilevanti è l’istamina, rilasciata soprattutto dai mastociti durante la risposta allergica. L’istamina contribuisce alla sintomatologia asmatica attraverso tre meccanismi principali: contrazione della muscolatura liscia bronchiale, aumento delle secrezioni bronchiali ed edema della mucosa

Per questo, quando si parla di “accumulo di liquidi infiammatori” nell’asma, è più corretto riferirsi a edema infiammatorio della parete bronchiale e aumento della permeabilità microvascolare, più che a un edema alveolare diffuso come avviene in altre patologie polmonari. 

L’infiammazione cronica, insieme all’iperreattività bronchiale, aumenta la suscettibilità al broncospasmo e favorisce l’ostruzione del flusso. Nelle forme più protratte possono comparire alterazioni strutturali della parete bronchiale, con ipersecrezione mucosa, modificazioni della muscolatura liscia e rimodellamento, elementi che rendono il controllo respiratorio più difficile e in alcuni pazienti riducono la completa reversibilità dell’ostruzione. 

In questo quadro, gabbia toracica e diaframma assumono un ruolo cruciale. Anche se l’asma è prima di tutto una malattia delle vie aeree, la qualità della ventilazione dipende anche dall’efficienza della meccanica toraco-addominale: una ridotta mobilità costale, un aumento del lavoro respiratorio e un diaframma meno efficiente possono accentuare la dispnea e peggiorare la tolleranza allo sforzo. Studi recenti hanno documentato che nei pazienti asmatici possono essere presenti segni di disfunzione diaframmatica, e questo aiuta a comprendere perché l’ambito osteopatico si sia concentrato soprattutto su coste, diaframma, inlet toracico e regolazione neurovegetativa. 

Da qui nasce l’interesse osteopatico per l’asma: non come alternativa alla terapia farmacologica, ma come approccio aggiuntivo orientato a migliorare la meccanica respiratoria, la mobilità della gabbia toracica, il rapporto tra diaframma e respiro. La domanda centrale della ricerca è se questi interventi si traducano in un beneficio oggettivo misurabile sulla funzione polmonare e sui sintomi. 

Gli studi principali sul trattamento osteopatico dell’asma

1) La revisione sistematica più recente: Ponce, Perrine, Heintzelman (2026)

La revisione sistematica pubblicata nel 2026 è oggi il riferimento più aggiornato sul tema. Gli autori hanno cercato studi clinici su asma e OMT in più database e hanno incluso 5 studi. Il risultato complessivo è prudente: alcuni lavori mostrano segnali positivi, ma i campioni sono piccoli, i protocolli sono molto eterogenei e la certezza dell’evidenza rimane da bassa a moderata. La review sottolinea che i miglioramenti nei parametri spirometrici classici sono incoerenti, mentre il PEF (picco flusso espiratorio) tende a mostrare più spesso un segnale favorevole. In altre parole, l’OMT appare promettente come supporto, ma la letteratura non consente ancora conclusioni definitive. 

2) Studio pediatrico randomizzato: Jones et al. (2021)

Lo studio di Jones e colleghi ha valutato 58 bambini e adolescenti con asma, confrontando la sola terapia standard con terapia standard più un protocollo osteopatico molto semplice e standardizzato, costituito da rib raising e suboccipital release. Il razionale dichiarato era soprattutto duplice: migliorare la mobilità della gabbia toracica e del diaframma e modulare il tono autonomico attraverso il lavoro sulle coste e sulla regione suboccipitale. 

Sul piano dei risultati, il gruppo OMT ha mostrato aumenti medi di diversi parametri spirometrici, ma senza una prova forte di efficacia clinica: FEF (flusso espiratorio forzato) 25-75% è aumentato nel gruppo trattato ed è diminuito nel controllo, con un valore al limite della significatività; FEV1 (volume espiratorio forzato dopo 1 secondo) e FVC (capacità vitale forzata) sono migliorati numericamente nel gruppo OMT, ma senza differenze statisticamente convincenti; il rapporto FEV1/FVC è rimasto sostanzialmente invariato. Gli autori concludono quindi che i benefici dell’OMT sui risultati spirometrici a breve termine in età pediatrica restano incerti

3) Studio su adulti: Kasten et al. (2020)

Lo studio di Kasten e colleghi ha coinvolto 25 adulti con asma e ha utilizzato un protocollo più articolato, ripetuto in 3 sedute settimanali. Le tecniche comprendevano lavoro su articolazione occipito-atlantoidea, tratto cervicale, inlet toracico, coste, diaframma addominale e colonna toracica, con l’idea di agire sulla meccanica respiratoria, sulla compliance della gabbia toracica, sull’autonomia neurovegetativa e sul drenaggio circolatorio-linfatico toracico. 

I risultati sono interessanti ma vanno letti con cautela. Lo studio ha riportato un miglioramento statisticamente significativo del PEF e della qualità di vita specifica per l’asma in tutti i domini del questionario AQLQ(S). Al contrario, FEV1 e FVC non hanno mostrato differenze significative, mentre il cambiamento del FEV1/FVC è risultato statisticamente significativo ma probabilmente di scarso peso clinico. Gli stessi autori e la review del 2026 sottolineano che, in assenza di un gruppo di controllo robusto e con un campione piccolo, questi risultati non bastano a dimostrare un effetto certo sulla funzione polmonare standard. 

Come la ricerca osteopatica ha approcciato l’asma

Guardando insieme questi lavori, emerge un dato molto chiaro: la ricerca osteopatica sull’asma ha privilegiato un approccio toraco-diaframmatico e neurovegetativo, più che un approccio viscerale-metabolico. I protocolli si concentrano su coste, gabbia toracica, diaframma, regione cervicale/suboccipitale e inlet toracico, con l’obiettivo di migliorare la mobilità respiratoria, ridurre il lavoro ventilatorio e modulare i riflessi autonomici. La review più recente conferma che i protocolli inclusi sono molto variabili, ma quasi tutti ruotano attorno a questi distretti. 

Anche i risultati seguono una tendenza abbastanza coerente. Quando si misurano gli indicatori spirometrici più classici, cioè FEV1, FVC e FEV1/FVC, i miglioramenti sono modesti o non costanti. Quando invece si guardano parametri più legati alla dinamica espiratoria o alla percezione funzionale del respiro, come PEF e qualità di vita, il segnale favorevole appare più spesso. Questo suggerisce che l’OMT potrebbe incidere soprattutto su aspetti meccanici ed effort-dependentdella respirazione, più che modificare in modo netto l’ostruzione bronchiale misurata dalla spirometria standard. 

Conclusione

Nel complesso, la letteratura disponibile suggerisce che l’osteopatia possa avere un ruolo complementare nella gestione dell’asma, soprattutto nel miglioramento della meccanica respiratoria, della mobilità toracica e della percezione soggettiva del respiro. Tuttavia, l’evidenza scientifica attuale non dimostra ancora in modo solido un miglioramento consistente e clinicamente rilevante della funzione polmonare standard. Il messaggio più corretto, quindi, è che l’OMT può essere considerato un supporto integrativo, ma non un sostituto della terapia medica basata sulle linee guida. 

Un nuovo approccio Osteopatico

Come abbiamo visto precedentemente nella maggior parte dei trattamenti il focus era il miglioramento della meccanica respiratoria attraverso tecniche che andavano a concentrarsi sulla biomeccanica articolare ma se noi provassimo ad allargare il nostro focus e provare ad intervenire in modo più globale su questa patologia?

Dividiamo il nostro intervento su più piani:

  • Biomeccanico articolare
  • Neurologico
  • Vascolare linfatica
  • Metabolica Immunitaria

Parte biomeccanica articolare: 

E’ stata anche quella più sviluppata e riguarda principalmente il miglioramento della mobilità articolare e quindi il trattamento delle articolazioni condro-costali, costo-sternali e costo vertebrali. Il trattamento poi prosegue con tecniche dirette al diaframma sia nella sua parte anteriore, cupole, che posteriore, pilastri. 

Questo lavoro permette una miglior mobilità generale della gabbia toracica e di conseguenza come si è visto negli studi una miglior capacità espiratoria e una percezione migliore della respirazione. 

Parte neurologica: 

Di fondamentale importanza a mio avviso è rivolgersi a quelle strutture anatomiche che inviano il segnale e permettono il giusto funzionamento della meccanica respiratoria e della funzionalità polmonare, i Nervi.

Molto importante è la valutazione e trattamento del rachide cervicale, ponendo attenzione all’origine del Nervo Frenico (C3-C5) e quindi al trattamento delle vertebre corrispondenti e del decorso del nervo stesso.

Da questo tratto e dal tratto inferiore (C5-C8) originano poi nervi deputati all’innervazione di muscoli inspiratori accessori come per esempio gli scaleni. Da non dimenticare l’origine del Nervo toracico lungo che va ad innervare il muscolo dentato anteriore anch’esso fondamentale come muscolo accessorio nell’ispirazione e non solo. 

Altra parte determinante è la componente del SNA e quindi la parte ortosimpatica e parasimpatica riguardante i polmoni.

La valutazione e il trattamento delle vertebre D2-D3 può essere fondamentale in quanto è proprio in questo tratto che abbiamo la presenza della catena ganglionare latero-vertebrale ortosimpatica diretta ai polmoni. L’azione ortosimpatica è di broncodilatazione e di riduzione delle secrezioni bronchiali. 

Per quanto riguarda la parte parasimpatica non possiamo non valutare ed eventualmente trattare l’eminenza del Nervo Vago (quindi il foro lacero posteriore) e tutto il suo decorso. Ricordiamo la sua azione antinfiammatoria. Inoltre un ipertono del nervo vago favorisce la broncocostrizione e quindi un peggioramento dei sintomi asmatici. 

Parte vascolare linfatica: 

La difficoltà respiratoria caratteristica dell’asma spesso è associata a più fattori come la broncocostrizione in concomitanza di una secrezione muscosa e di un edema infiammatorio bronchiale. A livello osteopatico poter agire sulla mobilità dei liquidi e quindi stimolare la circolazione linfatica ci permette di effettuare un drenaggio dell’area toracica e quindi di stimolare la pulizia del campo dagli agenti infiammatori e dalle secrezioni muscose. 

Per questo uno sblocco linfatico partendo da tutta la zona dello stretto toracico superiore per poi concentrarci sulla zona toracica, lobi polmonari e diaframmatica può aiutare il drenaggio e quindi l’eliminazione dell’edema infiammatorio bronchiale. 

Parte metabolica immunitaria: 

Come abbiamo letto all’inizio di questo articolo una delle molecole più rilevanti nell’attivare la risposta infiammatoria è l’istamina. 

E se noi a livello osteopatico andassimo ad agire all’origine e quindi sul metabolismo dell’istamina?

L’istamina viene degradata principalmente a livello intestinale e a livello del fegato. 

Mi soffermerei un attimo sul fegato in quanto è interessante avere una visione più ampia riguardo questo organo. 

Il fegato per la medicina cinese ha il massimo della sua attività nella stagione primaverile, guarda caso proprio nel periodo dove allergie e asma si presentano più frequentemente. Una buona funzionalità epatica permetterebbe quindi un miglior metabolismo dell’istamina e quindi una minor reazione infiammatoria. 

Provate a immaginare il fegato come un bicchiere d’acqua pieno fino all’orlo, arriviamo in primavera e gli si chiede di accogliere ancora acqua, ovviamente farà molta fatica perché è arrivato in questo periodo troppo pieno e di conseguenza farà molta più fatica a svolgere le sue funzioni. 

Come prima cosa quindi sarebbe ottimale arrivare in primavera con un fegato non in sovraccarico e per questo aspetto è di fondamentale importanza l’alimentazione. 

Nella stagione precedente infatti bisognerebbe iniziare una alimentazione che vada a drenare e equilibrare il fegato evitando tutti quegli alimenti che invece ne vanno a creare un sovraccarico, l’aggiunta di integratori fitoterapici di supporto epatico possono essere d’aiuto. 

Questa prevenzione ci permette di arrivare in primavera con il bicchiere mezzo vuoto e quindi pronto ad accogliere nuova acqua, tradotto, un fegato pronto a svolgere i propri compiti in modo ottimale.

A livello osteopatico ci si concentrerà sull’area epatica andando a lavorare sulla parte neurologica (D7-D10), sull’aspetto fasciale dell’organo tramite tecniche viscerali e sul drenaggio. 

La miglior attività epatica e di conseguenza la miglior gestione dell’istamina circolante ci permetterebbe di ridurre la risposta infiammatoria acuta e di conseguenza la cascata di sintomi associati che portano all’asma.  

Questo articolo vuole essere spunto di riflessione per eventuali ricerche sperimentali più dettagliate.

Ad oggi come abbiamo visto nei vari studi si è sempre cercato di andare a lavorare sulla sintomatologia e sul miglioramento delle condizioni che questa patologia crea. 

Interessante sarebbe capire come una visione olistica come quella descritta incentrata sulla prevenzione e sull’origine del problema possa effettivamente migliorare la sintomatologia agendo già sulle cause e non solo concentrandosi sugli effetti finali.   

Riferimenti principali

Ponce A, Perrine O, Heintzelman KA. Osteopathic Manipulative Treatment for Asthma: A Systematic Review of Objective Pulmonary Function Outcomes (2026). 

Jones LM et al. Effect of osteopathic manipulative treatment on pulmonary function testing in children with asthma(2021). 

Kasten KM et al. The Immediate, Intermediate, and Long-Term Effects of Osteopathic Manipulative Treatment on Pulmonary Function in Adults with Asthma (2020).

Simone Fronzuti D.O.

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