MAL DI TESTA E OSTEOPATIA
Questo è un tema molto centrale: chi nella vita non ha mai sofferto di mal di testa?
Che sia causato da una stancante attività o premonitore di un malessere, si avverte quel fastidioso dolore che opprime tutta la testa, oppure metà, oppure si percepisce una morsa alla base dei capelli o un dolore lancinante dietro all’occhio.
Tutte queste situazioni rientrano nella grande famiglia delle cefalee, che comprende diverse sottoclassi, in base ai sintomie alle strutture coinvolte primariamente, come vasi, nervi e muscoli.
Le principali tipologie di cefalea
Emicrania
Solitamente ha un carattere pulsante o martellante e coinvolge metà faccia. È spesso associata a intolleranza agli stimoli ambientali — come luce, profumi e suoni — e a sintomi neurovegetativi come nausea e vomito.
Gli attacchi sono molto forti, ma il dolore compare e passa solitamente in un arco di tempo che varia da poche ore fino a un massimo di 3 giorni.
Questa cefalea, che secondo alcune teorie può avere anche un’origine di tipo vascolare, può essere accompagnata da sintomi neurologici che, alla loro prima comparsa, spaventano molto il paziente.
Stiamo parlando della cosiddetta aura, che altro non è se non una iperstimolazione di alcune aree del cervello, alterate per un breve periodo e poi capaci di ritornare alla piena normalità.
Si riconoscono 3 tipi di aura:
Visiva: la più frequente, con lampi o buchi nel campo visivo.
- Sensitiva: colpisce prevalentemente bocca e mano, da un solo lato.
- Della parola: la più rara, con alterazioni del linguaggio.
- Cefalea di tipo tensivo
È in assoluto il tipo più frequente di cefalea. Colpisce maggiormente il genere femminile fino alla mezza età e, in base al numero di attacchi, si distingue in cronica o sporadica.
Il dolore può essere localizzato sulla fronte, dietro la nuca, ai lati della testa o in varie combinazioni. Generalmente, però, questa cefalea è simmetrica tra destra e sinistra e viene infatti descritta come un dolore “a casco” o “a cerchio”, con una sensazione di pesantezza o oppressione.
Gli elementi scatenanti possono essere molteplici: elevata tensione miofasciale della testa, stress ambientale, anomalie masticatorie, traumi e altro ancora.
Se l’attacco è sporadico, le strutture hanno la possibilità di tornare a un livello di sollecitazione normale. Se invece questa condizione viene ignorata e protratta nel tempo, si può andare incontro alla sensibilizzazione centrale, cioè a un aumento della trasmissione degli impulsi, per cui anche un minimo stimolo può scatenare un nuovo attacco cefalalgico.
Cefalea a grappolo o cluster
Tra tutte le forme, è forse la più importante e dolorosa. Colpisce maggiormente il sesso maschile, con un picco tra la terza e la quarta decade di vita.
La cefalea a grappolo si caratterizza per l’alternanza di una fase attiva — detta appunto grappolo — in cui si manifestano diversi attacchi ravvicinati, e una fase inattiva, in cui il paziente è asintomatico.
La crisi è improvvisa, non ha segni premonitori e raggiunge il suo apice in 5-10 minuti. La sede del dolore è da un solo lato, tipicamente orbitaria o periorbitaria, anche se può irradiarsi alla fronte o allo zigomo.
Il dolore viene descritto come lancinante, trafittivo, insopportabile, con una durata che va da 15 a 180 minuti e con la possibilità di avere più crisi nello stesso giorno.
Insieme al dolore molto forte possono comparire anche segni neurovegetativi, come:
- lacrimazione e arrossamento congiuntivale;
- sudorazione e arrossamento della metà del volto colpito;
- rinorrea o ostruzione nasale.
La diagnosi tra queste sottoclassi è clinica: il neurologo prende in esame il caso, ascolta la storia del paziente, riconosce il tipo di cefalea e indirizza verso la cura migliore.
L’osteopatia è una validissima alleata in queste situazioni dolorose, perché punta a trovare e trattare gli elementi infiammati coinvolti nell’attacco cefalalgico, utilizzando un repertorio di tecniche locali definite craniali:
- drenaggio dei seni venosi cranici;
- rilascio della base cranica e dei forami (giugulare, occipitale, lacero);
- tecniche indirette sul sistema fasciale cervicale profondo;
- tecniche craniali per la mobilità delle ossa temporali, dello sfenoide e dell’occipite;
- bilanciamento del sistema stomatognatico (ATM).
Allo stesso tempo, però, l’osteopatia ricerca anche le possibili cause, cercando di correggerle — quando possibile — per ridurre l’intensità o la frequenza degli attacchi futuri.
Quindi non si lavora solo sul cranio, ma su tutto il corpo, proprio per andare a neutralizzare quegli elementi che potrebbero innescare un nuovo attacco:
- rilascio del diaframma toracico, importante per il drenaggio cranico;
- lavoro sull’area sottodiaframmatica per allentare le tensioni metaboliche se associate o correlate alla cefalea;
- trattamento del nervo vago attraverso diaframma, giunzione cranio-cervicale e base del cranio;
- liberazione di sacro, coccige e pavimento pelvico.
Quelle riportate sono solo alcune tra le tecniche più utilizzate nei vari casi di cefalea, ma ovviamente ogni persona e ogni sintomo sono diversi, così come diverse possono essere le loro origini. Per questo il trattamento sarà sempre personalizzato.
Se il contenuto ti ha incuriosito, aspetta di leggere il prossimo articolo sulle patologie di due nervi cranici importantissimi: il Trigemino (V) e il Facciale (VII).
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