FIBROMIALGIA
FIBROMIALGIA

La fibromialgia (FM) è una causa comune di dolore diffuso, colpisce il 2-8% della popolazione mondiale, ha una maggiore prevalenza nel sesso femminile e incide in modo significativo sulla qualità di vita delle persone che ne soffrono.
Perché è importante riconoscerla?
La FM è una sindrome dolorosa cronica molto complessa e poco compresa, poiché il suo impatto va ben oltre ciò che comunemente viene percepito come “semplice dolore” e si ripercuote su numerosi ambiti della vita quotidiana.
Che cos’è la fibromialgia e quali sistemi coinvolge?
Oggi la fibromialgia è considerata una sindrome complessa, che coinvolge molteplici sistemi dell’organismo, tra cui il sistema immunitario, quello endocrino, il sistema nervoso centrale e quello periferico.
Tra i meccanismi coinvolti vi è una disregolazione del sistema nervoso autonomo, con alterazioni dei sistemi che modulano la risposta allo stress e la percezione del dolore. A questo possono associarsi modificazioni immunitarie e neuroendocrine, che contribuiscono a mantenere un quadro di infiammazione di basso grado e di aumentata sensibilità dolorifica.
Sintomi principali e impatto sulla vita quotidiana:
- Dolore muscolo-scheletrico-articolare diffuso
- Stanchezza cronica
- Disturbi del sonno
- Brain fog, difficoltà di concentrazione e memoria
- Correlazioni e possibili associazioni con diverse problematiche tra cui colon irritabile, ansia, cefalee e disturbi del tono dell’umore

Questi sintomi, seppur esemplificativi ma non esaustivi, mostrano chiaramente quanto la fibromialgia possa incidere sulla sfera personale, lavorativa e sociale.
Basti pensare ad una persona che dorme male e non riesce mai a recuperare davvero le energie. La stanchezza persistente, insieme alle difficoltà di concentrazione ed al dolore continuo, può compromettere in modo significativo non solo la vita privata e relazionale, ma anche quella lavorativa, soprattutto nei contesti in cui questo quadro non viene adeguatamente compreso.
Tutto questo può generare un forte carico emotivo: preoccupazione, senso di incomprensione, ansia e progressiva chiusura relazionale. Nelle fasi iniziali, non di rado queste persone si sentono sminuite, spesso definite “malati immaginari” e, sul piano lavorativo, la riduzione dell’efficienza legata ai sintomi può essere fraintesa, con ulteriori ricadute sul benessere psicologico e sociale.
Diagnosi:
Essendo la Fibromialgia complessa e multifattoriale e, mancando marker specifici ed esclusivi per il suo riconoscimento, l’inquadramento della patologia è soprattutto clinica. Coinvolgendo diversi sistemi organici è richiesto da parte dell’operatore un’attenta indagine anamnestica ed anche, ovviamente, oggettiva-strumentale, al fine di escludere tutte le problematiche patologiche franche dei suddetti sistemi-organi per poter infine dichiarare la diagnosi di FM. Diagnosi che in buona parte dei casi arriva anche per esclusione.
Indicativamente, dolori diffusi per un lasso di tempo di almeno 3 mesi, senza causa chiara e certa, si considerano come segno di possibile patologia.
Gestione della Fibromialgia:
Nonostante sia ancora materia di studio ed approfondimento, grazie a continue scoperte; questa sindrome viene tendenzialmente “scoperta/diagnosticata” in quadri di comorbidità. Cosa significa?
La fibromialgia può coesistere con svariate altre patologie, autoimmuni per esempio, come ipotiroidismo (di Hashimoto), alcune infezioni croniche, la malattia di Lyme, l’epatite C ed altre ancora. Infatti, come detto prima, è di fondamentale importanza una corretta diagnosi ed inquadramento, in modo da identificare se e quali altre patologie/disturbi sono presenti in concomitanza della fibromialgia, così da impostare la giusta terapia ed intervento, che è sempre multidisciplinare.
La disfunzione autonomica, presente nei pazienti fibromialgici, e rappresentata principalmente da una iperattivazione del sistema neurovegetativo ortosimpatico, insieme ad una ben documentata alterazione neuro-endocrina, è stata correlata con un aumento dell’intensità del dolore, il che spiegherebbe il peggioramento dei sintomi sotto stress.
Incontro tra osteopatia e nutrizione:
In questo contesto il trattamento osteopatico può inserirsi come supporto utile, con l’obiettivo di favorire un migliore equilibrio neurovegetativo e una minore attivazione dei meccanismi legati a tensione, allerta e amplificazione del dolore, con possibile beneficio sulla percezione dolorosa.
Dal punto di vista nutrizionale invece, non esiste una dieta specifica per la fibromialgia. Tuttavia, fattori come sovrappeso, l’alterazione dei ritmi circadiani, l’eccessivo stress ossidativo, disfunzioni neuro-chimiche e infiammazione cronica di basso grado, oltre ovviamente ad altre patologie presenti, possono contribuire alla persistenza o all’intensificazione dei sintomi. In questo senso, un intervento nutrizionale e integrativo mirato può rappresentare un supporto utile all’interno di una presa in carico globale e personalizzata.

Conclusioni:
La fibromialgia non è una condizione semplice né riducibile al solo dolore: è una sindrome complessa, capace di coinvolgere il sonno, l’energia, la sfera cognitiva, l’equilibrio neurovegetativo e la qualità della vita nel suo insieme. Proprio per questo, Richiede uno sguardo clinico ampio, capace di andare oltre il sintomo e di considerare la persona nella sua globalità. In quest’ottica, il dialogo tra diverse competenze – mediche, nutrizionali e manuali – può contribuire a costruire percorsi di cura più personalizzati, realistici ed efficaci. Comprendere la fibromialgia significa, prima di tutto, riconoscerne la complessità: ed è proprio da questa consapevolezza che può nascere un approccio più umano, più integrato e più utile per chi ne soffre.
Luca Gibellini, D.O., Biologo e Nutrizionista.
