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Robert Cartwright: regolazione, identità professionale e Osteopatia Classica nel Regno Unito

Robert Cartwright: regolazione, identità professionale e Osteopatia Classica nel Regno Unito

Il 31 gennaio 2026 Robert Cartwright, osteopata e chairman dell’Institute of Classical Osteopathy, ha risposto ad alcune domande sul presente e sul futuro dell’osteopatia nel Regno Unito, soffermandosi in particolare sugli aspetti che riteneva più rilevanti.

Di seguito l’intervista tradotta integralmente.

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1) In poche righe, come descriverebbe l’attuale panorama dell’osteopatia nel Regno Unito?

  • Il Regno Unito ha una delle professioni osteopatiche più formalmente regolamentate al mondo, con regolamentazione statutaria tramite il General Osteopathic Council.
  • La formazione è ben consolidata, ma sempre più plasmata da cornici accademiche e biomediche.
  • C’è una tensione crescente tra conformità regolatoria, allineamento accademico e preservazione dell’identità filosofica e clinica distintiva dell’osteopatia.

2) Quali sono i principali punti di forza del contesto britannico per l’osteopatia?

  • Regolamentazione statutaria e riconoscimento pubblico, sebbene molti medici di medicina generale non siano ancora consapevoli del nostro status regolatorio.
  • Una forte tradizione di formazione post-laurea e di sviluppo professionale continuo.
  • Buona visibilità interdisciplinare rispetto a molti altri Paesi.

3) Quali sono oggi le maggiori sfide per la professione?

  • Deriva concettuale verso modelli generici di terapia manuale.
  • Eccessiva medicalizzazione del ragionamento e del linguaggio osteopatico. Quando vedo discussioni sui pazienti, generalmente sono guidate da un modello medico centrato sulla malattia.
  • Limitata alfabetizzazione alla ricerca all’interno dell’osteopatia stessa, unita a un’importazione acritica di paradigmi di ricerca esterni. Abbiamo preso ricerche eseguite male come gold standard e rimosso parte dell’osteopatia dal syllabus di base. La lesione, il pensiero osteopatico e la palpazione ne sono esempi.
  • Frammentazione dell’identità professionale, con molti osteopati nel Regno Unito che faticano a spiegare chiaramente in cosa la pratica osteopatica differisca dalla fisioterapia.
  • Storicamente abbiamo avuto standard educativi elevati e percorsi formativi strutturati. Tuttavia, sembra che tutto questo si stia accorciando man mano che la filosofia osteopatica viene rimossa dai curricula. Questo va avanti da molto tempo, ma in modo più evidente negli ultimi 10 anni, e oggi la formazione si sta allineando ai bisogni del NHS, anche se storicamente la maggior parte degli osteopati nel Regno Unito ha lavorato nella pratica privata.

4) Qual è oggi il posto e il contributo dell’Osteopatia Classica nel Regno Unito?

  • L’Osteopatia Classica rimane una voce minoritaria, ma cruciale.
  • Agisce come un’ancora filosofica e clinica, preservando il ragionamento sul corpo intero, il pensiero costituzionale e la meccanica basata sulla gravità.
  • Il suo contributo è meno visibile a livello istituzionale, ma continua ad avere influenza nella formazione post-laurea e nella pratica clinica dei professionisti più esperti.

5) Come definisce il proprio ruolo l’Institute of Classical Osteopathy?

  • Formazione avanzata post-laurea fondata sui principi classici.
  • Preservazione e chiarificazione dei modelli storici dell’osteopatia (Still, Littlejohn, Sutherland, Wernham, Magoun).
  • Supporto ai clinici affinché ragionino in modo globale oltre che locale.
  • Mantenimento di una comunità professionale centrata sulla profondità, sulla riflessione e sulla responsabilità clinica, piuttosto che sull’acquisizione di tecniche.

6) Quali sono i malintesi più comuni sull’Osteopatia Classica?

  • Che sia superata o antiscientifica.
  • Che sia basata sulle tecniche o dogmatica.
  • Che sia contraria alla ricerca, anziché critica verso modelli di ricerca inappropriati.
  • Che ignori la patologia, invece di contestualizzarla all’interno dell’adattamento e della fisiologia.

7) Che cosa dovrebbe migliorare nei prossimi 3–5 anni?

  • Maggiore chiarezza concettuale su ciò che rende l’osteopatia distinta.
  • Migliore alfabetizzazione filosofica accanto a quella scientifica.
  • Modelli di ricerca che riflettano la fisiologia del corpo intero, adattiva e basata sui campi.
  • Un dialogo più onesto tra regolatori, educatori e clinici.

8) Che cosa spesso i colleghi internazionali non colgono della tradizione classica britannica?

  • L’Institute of Classical Osteopathy è registrato nel Regno Unito ma è un’organizzazione internazionale. La sua tradizione è fortemente influenzata da AT Still, John Martin Littlejohn e dalla meccanica basata sulla gravità, non soltanto dalle scuole tecniche.
  • Che “classical” si riferisce principalmente ai principi e al ragionamento, o a ciò che appartiene all’osteopatia originaria, non a una rievocazione storica. Capisco che in italiano “classical” significhi vecchio, noi siamo molto attuali.
  • Che gran parte di questa tradizione è stata preservata attraverso l’insegnamento post-laurea piuttosto che nei curricula undergraduate. Servono molti anni di studio per essere in grado di trattare presentazioni non MSK, e questo non è qualcosa che un neolaureato possiederà.

9) Qual è il rapporto tra osteopatia classica e pratica informata dalle evidenze?

  • Vedo questo rapporto evolvere verso una posizione più matura, in cui le evidenze vengono usate per informare, non per sostituire, il ragionamento osteopatico.
  • La sfida è la compatibilità metodologica: l’osteopatia classica pone domande diverse da quelle a cui la maggior parte degli attuali disegni di ricerca è in grado di rispondere.
  • La piramide delle evidenze si adatta piuttosto male all’osteopatia; l’unico modo in cui possiamo lavorare con quel modello è invertirla e costruire un database di casi clinici. Forse esaminando il diverso quadro lesionale presente in certe patologie e offrendo una spiegazione di come questo abbia portato la fisiologia alla patologia.

10) Un suggerimento pratico per gli osteopati all’estero che guardano al modello britannico

  • Studiate non soltanto le strutture regolatorie, ma anche le conseguenze non intenzionali che possono avere sul pensiero professionale e sull’identità. La regolamentazione è un’arma a doppio taglio: fate attenzione a ciò che desiderate. Io credo che abbiamo bisogno di una regolamentazione, anche se la nostra è basata su un modello biomedico più che osteopatico.

Breve bio

Robert Cartwright è un osteopata e formatore con base nel Regno Unito. È Chairman dell’Institute of Classical Osteopathy e Board Chairman del Littlejohn Centre di Dublino, con un interesse di lunga data per la filosofia osteopatica classica, la meccanica del corpo e la formazione post-laurea.

Robert Cartwright DO, ND, LicAc, MICO
Chairman, Institute of Classical Osteopathy

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