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Capsulite adesiva dell’anca: una “frozen hip” ancora poco riconosciuta

Capsulite adesiva dell’anca: una “frozen hip” ancora poco riconosciuta

La capsulite adesiva è una condizione ben nota quando interessa la spalla, dove viene comunemente definita “frozen shoulder”. Molto meno conosciuta è invece la sua localizzazione all’anca, spesso indicata in letteratura come adhesive capsulitis of the hip o “frozen hip”. Si tratta di una condizione caratterizzata da dolore, rigidità e progressiva limitazione del range di movimento, in particolare nei movimenti di rotazione, flessione e abduzione. [1]

La capsulite adesiva dell’anca rappresenta ancora oggi una diagnosi clinica complessa, non tanto per la gravità della patologia, quanto per la sua scarsa riconoscibilità. A differenza della spalla, dove anche una piccola perdita di mobilità può compromettere rapidamente molte attività quotidiane, l’anca può compensare più a lungo una riduzione del movimento. Questo spiega perché molti pazienti non arrivino subito all’osservazione specialistica, oppure vengano inizialmente inquadrati come casi di conflitto femoro-acetabolare, artrosi iniziale, tendinopatia o generica coxalgia. [1,2]

Incidenza ed epidemiologia

Un dato epidemiologico preciso sulla capsulite adesiva dell’anca non è ancora disponibile. La letteratura sottolinea come la prevalenza sia verosimilmente inferiore rispetto alla capsulite adesiva di spalla, che interessa circa il 2-5% della popolazione generale. Tuttavia, più che rara in senso assoluto, la capsulite adesiva dell’anca potrebbe essere sottodiagnosticata. [1]

Le casistiche disponibili descrivono soprattutto pazienti di età media, spesso tra i 40 e i 60 anni, con una possibile maggiore frequenza nel sesso femminile. Alcuni studi riportano un’associazione con diabete e patologie tiroidee, analogamente a quanto osservato nella frozen shoulder, anche se per l’anca il rapporto causale non è ancora definito con la stessa solidità. Non sono disponibili dati che dimostrino una relazione specifica con la menopausa; la possibile maggiore frequenza nel sesso femminile va quindi interpretata con prudenza e non consente, allo stato attuale, conclusioni di tipo endocrino o ormonale. [1,3]

Frozen Hip 1 -

Fisiopatologia e fattori di rischio

Dal punto di vista fisiopatologico, la capsulite adesiva dell’anca sembra seguire un processo simile a quello della spalla: una fase iniziale di infiammazione sinoviale può evolvere verso fibrosi capsulare, retrazione e perdita di distensibilità articolare. Il risultato clinico è una limitazione dolorosa sia del movimento attivo sia del movimento passivo. [1,4]

Si distinguono forme primarie o idiopatiche, senza trauma o patologia articolare evidente, e forme secondarie, che possono comparire dopo immobilizzazione prolungata, chirurgia, trauma, artrosi, condromatosi sinoviale o altre condizioni intra-articolari. Sono stati proposti anche possibili fattori biomeccanici predisponenti: alterazioni della colonna lombare, della sacroiliaca, del bacino e degli arti inferiori potrebbero contribuire a modificare il carico sull’anca e la sua capacità di adattamento. [1]

Fasi e decorso clinico

Per analogia con la frozen shoulder, la capsulite adesiva dell’anca viene descritta attraverso fasi progressive.

  1. Fase iniziale: prevalgono dolore e irritabilità tissutale.
  2. Fase di freezing: il dolore aumenta e il movimento inizia a ridursi.
  3. Fase frozen: la rigidità diventa dominante, spesso con dolore meno acuto ma con importante limitazione funzionale.
  4. Fase di thawing: si osserva un graduale recupero della mobilità. [1,5]

Il decorso è generalmente benigno, ma non sempre breve. Alcuni lavori descrivono un’evoluzione spontanea nell’arco di diversi mesi, mentre altre osservazioni riportano un recupero che può richiedere anche oltre 18 mesi o fino a due anni. In una casistica di pazienti con difficoltà a sedersi a gambe incrociate, la maggior parte migliorava senza chirurgia; il 64% riportava un recupero superiore all’80%, mentre il 44% raggiungeva un recupero completo in media entro circa 10 mesi dall’esordio. Questo dato va letto con prudenza, ma conferma una prognosi generalmente favorevole. [3]

Quadro clinico e diagnosi

Il sintomo più caratteristico è la limitazione dolorosa della mobilità dell’anca, soprattutto in rotazione esterna, rotazione interna, abduzione e flessione. Molti pazienti riferiscono difficoltà a sedersi a terra, ad assumere la posizione “a gambe incrociate”, a entrare e uscire dall’auto, ad accavallare le gambe o a ruotare sul lato interessato con il piede fissato al suolo. La deambulazione può essere conservata, e proprio questo contribuisce al ritardo diagnostico. [1,3,4]

La diagnosi rimane prevalentemente clinica. È essenziale misurare il range passivo dell’anca stabilizzando il bacino, per evitare compensi lombopelvici. Alcuni criteri proposti includono una riduzione superiore al 30% della somma di flessione, rotazione interna e rotazione esterna rispetto al lato controlaterale, oppure limitazioni specifiche di rotazione interna ed esterna associate a dolore inguinale o positività al FABER test. [1,2]

La radiografia è spesso normale o mostra solo lievi segni degenerativi. RM, artro-RM e artro-TC sono utili soprattutto per escludere altre condizioni, come artrosi significativa, lesioni labrali, necrosi della testa femorale, conflitto femoro-acetabolare o condromatosi. L’artro-TC ha mostrato reperti suggestivi: obliterazione dello spazio articolare anteriore, riduzione del rapporto di riempimento antero-posteriore e possibile fuoriuscita extracapsulare del mezzo di contrasto. Tuttavia, nelle fasi precoci l’imaging può non essere sufficiente, e l’esame clinico resta decisivo. [2]

Impatto funzionale

Uno studio biomeccanico su soggetti di mezza età con capsulite adesiva dell’anca ha mostrato riduzione significativa dei punteggi soggettivi HAGOS, riduzione del ROM in flessione, abduzione e rotazioni, debolezza in flessione, adduzione e abduzione, e peggioramento dell’equilibrio dinamico al Y-Balance Test. Non si tratta quindi solo di una “perdita di mobilità”, ma di una condizione che può alterare forza, controllo motorio, equilibrio e sicurezza nei cambi di direzione. [5]

Questi dati sono particolarmente rilevanti sia per la riabilitazione che per il ragionamento osteopatico: l’anca rigida non è un segmento isolato, ma un nodo funzionale tra bacino, colonna, arto inferiore e controllo posturale.

Terapie e prognosi

Il trattamento iniziale è generalmente conservativo. Possono essere utilizzati farmaci antinfiammatori, analgesici, corticosteroidi intra-articolari, fisioterapia ed esercizi di mobilità. Gli esercizi mirano soprattutto al recupero di rotazione, flessione e abduzione, evitando forzature eccessive nelle fasi più irritabili. [1,3]

L’idrodilatazione ecoguidata rappresenta una possibilità interessante. In uno studio prospettico su 84 pazienti, due infiltrazioni intra-articolari ecoguidate a distanza di due settimane con lidocaina e triamcinolone, associate a distensione capsulare, hanno prodotto una marcata riduzione del dolore e un miglioramento di ROM, HOOS e capacità di sedersi a gambe incrociate. La recidiva è stata riportata nell’8,3% dei pazienti, senza identificare un chiaro fattore di rischio indipendente. [4]

La chirurgia artroscopica, la capsulotomia o la manipolazione in anestesia sono opzioni da riservare a casi selezionati, refrattari o associati a patologie strutturali significative. La maggior parte dei pazienti sembra migliorare senza chirurgia. [1,3]

Quale ruolo per l’osteopata?

Il ruolo dell’osteopata non va inteso come sostitutivo della diagnosi medica, ma come parte di una gestione integrata. In presenza di dolore d’anca persistente, perdita di ROM, zoppia, dolore notturno importante, febbre, sospetto infiammatorio, trauma o peggioramento progressivo, l’invio medico è prioritario.

Una volta esclusa una patologia maggiore, l’osteopata può contribuire almeno in tre direzioni:

  1. Riconoscendo la problematica: senza la pretesa di fare diagnosi ma inviando il paziente al medico in modo che possa escludere altre problematiche o qualora il problema sia effettivamente la capsulite proporre terapie specifiche come l’idrodilatazione eco guidata.
  2. Valutando eventuali disfunzioni somatiche, intese come alterazioni funzionali dei distretti correlati al quadro clinico: osservando bacino, colonna lombare, sacroiliache, catene miofasciali, appoggio, schema del passo, area addominale e pelvica, soprattutto in relazione alla mobilità del bacino, al tono dei muscoli profondi dell’anca e alle strategie di compenso lombopelviche.
  3. Terapeutica: trattando le disfunzioni che potrebbero contribuire al mantenimento del quadro, preferendo tecniche manuali dolci, rispettose dell’irritabilità capsulare, per ridurre protezione muscolare, migliorare la mobilità dei distretti correlati e favorire una migliore distribuzione del carico.

Ad oggi non esistono evidenze solide specifiche sull’efficacia del trattamento osteopatico nella capsulite adesiva dell’anca. Tuttavia, per una condizione che coinvolge capsula, movimento, controllo motorio e adattamenti globali, l’osteopata può avere un ruolo ragionato nel percorso conservativo, soprattutto nel modulare i compensi e nel favorire il ritorno graduale a una funzione più libera, sicura e integrata.

Bibliografia

  1. Yoon BH, Kim HS, Lim YW, Lim SJ. Adhesive Capsulitis of the Hip: Clinical Features, Diagnosis, and Management. Hip Pelvis. 2025;37(3):171-177. doi:10.5371/hp.2025.37.3.171.
  2. Lee GY, Ha YC, Kim S, Kim JY. Computed Tomography Arthrography Findings of Idiopathic Adhesive Capsulitis of the Hip: An Analog of Adhesive Capsulitis of the Shoulder. Korean J Radiol. 2019;20(3):479-486. doi:10.3348/kjr.2018.0566.
  3. Kim HJ, Yoo JJ, Kwak HS, Jeong HJ, Kim MN, Seo W. Adhesive capsulitis of the hip. J Orthop Surg (Hong Kong). 2017;25(3):2309499017745732. doi:10.1177/2309499017745732.
  4. Yoon BH, Shim JC, Lee M, Oh HK, Sung YB, Choo SK. Ultrasound-guided hydrodilatation for adhesive capsulitis of the hip is a safe and effective treatment. Int Orthop. 2021;45(6):1455-1461. doi:10.1007/s00264-020-04909-y.
  5. Choi M, Kim Y. Biomechanical Asymmetry of Strength and Dynamic Balance Kinetics in Middle-Ages with Adhesive Capsulitis of the Hip. Int J Environ Res Public Health. 2022;19(20):13093. doi:10.3390/ijerph192013093.

Simone Bagatti D.O.

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