Dismenorrea: capire il dolore mestruale e “trattarlo bene”
Dismenorrea: capire il dolore mestruale e “trattarlo bene”
Il dolore mestruale è frequente e spesso sottostimato. Nella maggior parte dei casi è una disfunzione funzionale (dismenorrea primaria) legata all’eccesso di prostaglandine; talvolta è il segnale di una condizione organica (dismenorrea secondaria). Riconoscerne i pattern clinici e impostare un trattamento semplice, ma puntuale, migliora qualità di vita e riduce il rischio di cronicizzazione.
Cosa succede (fisiopatologia in parole semplici)
Durante le mestruazioni l’endometrio rilascia prostaglandine che aumentano la contrattilità uterina. Se sono elevate, le contrazioni diventano più intense e intermittenti: si riduce il flusso di sangue, si attivano i nocicettori e compaiono crampi e lombalgia. Nelle forme secondarie (es. endometriosi, adenomiosi, malformazioni ostruttive) si aggiungono infiammazione, aderenze o ostruzione del flusso. Fattori come sonno scarso, stress e comorbilità dolorose possono amplificare la percezione.
Quando approfondire (red flag e primo inquadramento)
Se la manifestazione dei sintomi è tipica e la risposta alla terapia è buona, è ragionevole non procedere con accertamenti. È prudente invece valutare con il/la ginecologo/a se:
• il dolore peggiora o è presente fuori dai giorni del ciclo;
• compaiono dispareunia (dolore nel rapporto sessuale) o sanguinamenti abbondanti/irregolari;
• dopo 2–3 cicli di trattamento ben impostato il beneficio è scarso;
• il dolore inizia subito dopo il menarca o, all’opposto, dopo anni di cicli indolori;
• c’è infertilità o forte familiarità per endometriosi/adenomiosi.
Che cosa funziona davvero
1) FANS programmati — base semplice
I farmaci antinfiammatori (come ibuprofene e naprossene) restano il primo passo perché agiscono sul meccanismo cardine del dolore mestruale: le prostaglandine. Funzionano meglio se giocano d’anticipo: iniziarli uno o due giorni prima dell’arrivo previsto del ciclo, oppure ai primissimi segnali, consente di “spegnere” sul nascere la cascata infiammatoria.
Più che rincorrere il dolore, vale la regola della regolarità: dose adeguata e assunzioni per 48–72 ore, soprattutto nel primo ciclo di prova. Se hai una storia di disturbi gastrici o renali, o assumi altri farmaci, concorda lo schema con il medico per trovare l’equilibrio tra efficacia e sicurezza.
2) Ormonali — quando serve più controllo
Quando i FANS da soli non bastano, o quando serve anche contraccezione, le terapie ormonali aiutano a rendere il ciclo più “silenzioso”. La pillola combinata può essere assunta in modo tradizionale o in continuo per ridurre i sanguinamenti da sospensione; in alternativa si può usare un progestinico continuo o un dispositivo intrauterino al levonorgestrel (LNG‑IUS), molto utile anche nelle ipermenorree.
In pratica si propone una prova di 3 mesi: se i sintomi scendono e la tollerabilità è buona, si prosegue; altrimenti si cambia molecola o regime. Le comuni controindicazioni dei contraccettivi restano valide e vanno valutate caso per caso.
3) Supporti non farmacologici — aderenza alta, rischi bassi
Al fianco dei farmaci, piccoli accorgimenti quotidiani possono fornire un grande contributo. Il calore applicato su addome o zona lombare rilassa la muscolatura e offre sollievo rapido, soprattutto nei primi giorni; va considerato che può però aumentare il sanguinamento. Un minimo di attività fisica regolare – anche camminata veloce e mobilità – tende a ridurre l’intensità dei crampi e migliora energia e umore.
In alcuni RCT il calore mirato (es. diatermia a microonde, seduta singola di ~20′) ha ridotto il dolore più della TENS ad alta frequenza fino a 24 ore: opzione rapida per il sollievo immediato, mentre la TENS resta una strategia domiciliare ripetibile.
La TENS è un’opzione semplice per l’autogestione: si posizionano elettrodi sulla pelle e si modulano frequenza e intensità in base alla sensazione di sollievo; niente protocolli rigidi, conta la personalizzazione. Infine, sonno regolare e respirazione diaframmatica aiutano a contenere la sensibilizzazione al dolore.
Anche gli integratori a base di magnesio, vitamine (B1, B6, E), acidi grassi omega 3, Palmitoiletanolamide (PEA) possono avere un impatto positivo.
Osteopatia e terapie manuali: cosa sappiamo e come integrarle
L’osteopatia e, più in generale, le terapie manuali sono spesso richieste dalle pazienti. La letteratura disponibile, pur con studi di piccole dimensioni e qualità eterogenea, segnala benefici a breve termine su dolore e sensibilità pressoria. In uno studio randomizzato su donne con dismenorrea primaria, un ciclo di trattamento manipolativo osteopatico (OMT) ha mostrato riduzioni del dolore riferito e miglioramento di alcuni indici di tolleranza allo stimolo rispetto al controllo; gli esiti sono stati più evidenti nelle prime settimane post‑trattamento. Le revisioni narrative e sistematiche più recenti confermano un segnale favorevole, ma chiedono studi più solidi su campioni più ampi e con follow‑up più lunghi.
Perché può aiutare
Modulazione del dolore: tecniche dolci (ad esempio inibizione del tessuto, strain‑counterstrain, tecniche miofasciali) possono migliorare il controllo nocicettivo locale e la percezione centrale del dolore.
Effetti sul sistema autonomo: alcune tecniche (ad esempio approcci cranio‑sacrali, diaframmatiche, costovertebrali) mirano a riequilibrare il tono simpato‑vagale, spesso alterato nei disturbi dolorosi ciclici.
Drenaggio venoso/linfatico e mobilità: il lavoro su diaframma toracico, pavimento pelvico e cingolo pelvico può favorire il ritorno venoso e ridurre la sensazione di peso pelvico riferita da molte pazienti durante il flusso.
Come proporla in modo responsabile
Il trattamento osteopatico viene proposto come complemento a FANS/ormonali, non come alternativa.
Timing: è utile programmare 3–4 sedute a cadenza settimanale/quindicinale, per poi passare a una cadenza mensile e infine a richiami su base sintomatica.
Obiettivi misurabili: concordare 2–3 misurazioni cliniche (ad esempio con scale di valutazione del dolore, necessità do giorni di malattia, ricorso a FANS) e rivalutare tali misurazioni dopo alcuni cicli.
Sicurezza: preferire tecniche non dolorose e di bassa intensità; evitare manipolazioni ad alta velocità se non necessarie.
Sinergie: integrare con educazione al movimento, tecniche di respirazione e, quando indicato, riabilitazione del pavimento pelvico.
Caso clinico
S., 22 anni, cicli regolari, dolore crampiforme nei primi due giorni di flusso con misurazione scala del dolore 7/10, assenze universitarie ricorrenti. Nessuna red flag. Piano condiviso: FANS programmati (naprossene a dose piena dal giorno −1), calore locale, 3 sedute di OMT focalizzate su diaframma toracico, cingolo pelvico e miofasciale lombare, TENS domiciliare al bisogno. A 8 settimane: NRS medio 3–4/10, riduzione dei giorni di limitazione (da 2 a 0–1), minor ricorso a FANS. Si decide mantenimento con richiami OMT pre‑mestruali bimestrali.
Conclusioni
Un approccio semplice e rigoroso funziona: FANS ben programmati, ormonali quando indicati, supporti non farmacologici coerenti con le preferenze della persona e un ruolo complementare per l’osteopatia con obiettivi misurabili. La chiave è misurare (dolore 0–10, giorni di limitazione, uso di FANS) e rivalutare dopo 2–3 cicli, attivando l’imaging (ecografia in prima istanza) e l’invio specialistico quando compaiono red flag.
Martina Nardon
Fisioterapista – Osteopata D.O.
Bibliografia
Ju H, Jones M, Mishra G. The prevalence and risk factors of dysmenorrhea. Epidemiol Rev. 2014;36:104-113. doi:10.1093/epirev/mxt009ACOG Committee Opinion No. 760: Dysmenorrhea and Endometriosis in the Adolescent. Obstet Gynecol. 2018;132(6):e249-e258. doi:10.1097/AOG.0000000000002978Osayande AS, Mehulic S. Diagnosis and initial management of dysmenorrhea. Am Fam Physician. 2014;89(5):341-346.
Han S, Park KS, Lee H, et al. Transcutaneous electrical nerve stimulation (TENS) for pain control in women with primary dysmenorrhoea. Cochrane Database Syst Rev. 2024;7(7):CD013331. Published 2024 Jul 22. doi:10.1002/14651858.CD013331.pub2
Molins-Cubero S, Rodríguez-Blanco C, Oliva-Pascual-Vaca A, Heredia-Rizo AM, Boscá-Gandía JJ, Ricard F. Changes in pain perception after pelvis manipulation in women with primary dysmenorrhea: a randomized controlled trial. Pain Med. 2014;15(9):1455-1463. doi:10.1111/pme.12404
Sharghi M, Mansurkhani SM, Larky DA, Kooti W, Niksefat M, Firoozbakht M, Behzadifar M, Azami M, Servatyari K, Jouybari L. An update and systematic review on the treatment of primary dysmenorrhea. JBRA Assist Reprod. 2019 Jan 31;23(1):51-57. doi: 10.5935/1518-0557.20180083. PMID: 30521155; PMCID: PMC6364281.
Jin S, Choi J, Lee H. Effect of Myofascial Release on Pain and Uterine Artery Hemodynamic Indices in Women with Primary Dysmenorrhea: A Randomized Controlled Trial. Medicina. 2025; 61(10):1736. https://doi.org/10.3390/medicina61101736
López-Liria R, Torres-Álamo L, Vega-Ramírez FA, et al. Efficacy of Physiotherapy Treatment in Primary Dysmenorrhea: A Systematic Review and Meta-Analysis. Int J Environ Res Public Health. 2021;18(15):7832. Published 2021 Jul 23. doi:10.3390/ijerph18157832