Trattamento manipolativo osteopatico (OMT) e infiammazione: cosa dice davvero la scienza
Trattamento manipolativo osteopatico (OMT) e infiammazione: cosa dice davvero la scienza
Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse verso il potenziale dell’Osteopathic Manipulative Treatment (OMT) nel modulare l’infiammazione sistemica di basso grado, quella “brace silenziosa” che accompagna molte condizioni dolorose e croniche. Ma cosa sappiamo con evidenza alla mano? Qui trovi una sintesi chiara e aggiornata, con i principali filoni di ricerca e i loro limiti.
Cosa mostrano gli studi clinici
- Dolore lombare cronico e citochine
Nel sottostudio biomarker del grande trial OSTEOPATHIC, i pazienti con lombalgia cronica non specifica trattati con OMT per 12 settimane hanno mostrato una riduzione maggiore del TNF-α rispetto allo sham, mentre altri marcatori (es. IL-6) hanno avuto risultati meno coerenti. È un segnale importante di possibile azione anti-infiammatoria, anche se gli stessi autori invitano alla prudenza e a conferme con studi più ampi. (De Gruyter Brill) - Modulazioni precoci dopo una singola seduta
In uno studio sperimentale pubblicato su PLOS ONE, una singola sessione di OMT ha indotto cambiamenti precoci nelle citochine plasmatiche (pattern di risposta transitorio), suggerendo che il contatto manuale possa avviare rapidamente vie immuno-neuroendocrine. Questi esiti, osservati in tempi brevi, non equivalgono però a una “cura” dell’infiammazione cronica: servono protocolli ripetuti e follow-up lunghi. (PLOS)
Meccanismi plausibili (e perché hanno senso)
- Riflesso infiammatorio e tono vagale
Il sistema nervoso autonomo, in particolare il nervo vago, regola la risposta immunitaria attraverso il cosiddetto “cholinergic anti-inflammatory pathway”: aumentare l’output vagale può attenuare la produzione di citochine pro-infiammatorie. L’OMT, in diversi lavori fisiologici, sembra favorire una dominanza parasimpatica (misurata con HRV), offrendo un ponte biologico credibile tra trattamento manuale e modulazione dell’infiammazione. (PMC) - Pompa linfatica e drenaggio
Tecniche linfatiche osteopatiche (Lymphatic Pump Technique) aumentano il flusso linfatico e modificano, in modelli animali, la concentrazione di mediatori infiammatori e il numero di leucociti nel dotto toracico. Anche se la traslazione uomo-animale richiede cautela, questo filone sostiene l’idea che l’OMT possa facilitare clearance e traffico immunitario. (PMC)
Quanto è “generale” la riduzione dell’infiammazione?
Parlare di “infiammazione generale del corpo” è ambizioso. Le prove più solide oggi riguardano quadri specifici (es. lombalgia cronica), con effetti su alcuni biomarcatori e con ampiezza variabile. Una revisione sistematica del 2024 che ha esaminato interventi non farmacologici (incluso OMT) suggerisce risultati promettenti ma eterogenei, campioni piccoli e necessità di studi meglio disegnati per confermare cambiamenti consistenti di CRP, IL-6, TNF-α nel tempo. (BioMed Central)
Cosa significa in pratica per il paziente
- L’OMT può ridurre il dolore e, in alcuni contesti, modulare marcatori pro-infiammatori: è quindi ragionevole considerarlo in integrazione alle cure standard (esercizio, educazione, nutrizione, sonno). (PubMed)
- I meccanismi proposti (autonomico-vagale, linfatico-meccanico) sono biologicamente plausibili, ma non equivalgono a una prova definitiva di “abbassamento dell’infiammazione sistemica” in ogni individuo e condizione. (PMC)
- Per chi ha patologie infiammatorie complesse o assume terapie immunomodulanti, è fondamentale coordinarsi con il medico curante per integrare l’OMT in modo sicuro.
Messaggio chiave
L’OMT mostra segnali reali di modulazione dell’infiammazione (es. riduzione del TNF-α in lombalgia cronica, cambiamenti rapidi di citochine dopo OMT, miglioramento del drenaggio linfatico nei modelli preclinici) e dispone di meccanismi plausibili (riflesso infiammatorio vagale, meccano-trasduzione tissutale). Tuttavia, la portata sistemica e la durata di questi effetti richiedono trial più grandi e biomarcatori standardizzati prima di poter parlare di una riduzione “generale” dell’infiammazione valida per tutti. Nel frattempo, l’OMT resta un alleato complementare credibile nelle strategie multi-fattoriali per il dolore e la salute metabolico-infiammatoria.
Monia Allisen Accogli D.O. – FT
Fonti principali
- Licciardone JC et al. JAOA (2012): associazioni tra citochine, lesioni somatiche e riduzione del TNF-α dopo 12 settimane di OMT vs sham. (De Gruyter Brill)
- Walkowski S et al. PLOS ONE (2014): cambiamenti precoci di citochine dopo una singola seduta di OMT. (PLOS)
- Schander A et al. (2013) e Hodge LM et al. (2012): Lymphatic Pump Technique: aumento del flusso linfatico e modulazione di mediatori infiammatori (modelli animali/overview). (PMC)
- Pavlov & Tracey (2012): riflesso infiammatorio vagale; Cerritelli F et al. (2020): segnali di aumento del tono parasimpatico con OMT. (PMC)
- Puerto Valencia LM et al., BMC Musculoskeletal Disorders (2024): revisione sistematica su biomarcatori infiammatori dopo interventi non farmacologici (incluso OMT). (BioMed Central)