Allergie primaverili: meccanismi biologici e visione clinico-nutrizionale
Allergie primaverili: meccanismi biologici e visione clinico-nutrizionale
Ogni anno il fenomeno delle allergie, specialmente quelle primaverili, colpisce migliaia di persone ed in modi estremamente variabili.
Alcuni avvertono solo qualche starnuto e prurito agli occhi, altri convivono per settimane o mesi con naso chiuso, lacrimazione e tanti altri sintomi, anche apparentemente scollegati, che sembrano non passare mai. Ma cos’è davvero un’allergia primaverile? E perché proprio “primaverile”?
La base biologica che presiede a tutti questi fenomeni è quello che potremmo definire come “disregolazione immunitaria”, ovvero una risposta del sistema immunitario non proporzionata, eccessiva o talvolta per nulla necessaria, con rilascio di mediatori infiammatori tra i quali l’istamina, stimolata dal contatto con molecole che il nostro organismo riconosce come “potenzialmente pericolose” e che quindi innesca un meccanismo di difesa.
Allora cerchiamo di capire e di presentare tutti i protagonisti di questo fenomeno:
- Primavera e fioritura della vegetazione
- I meccanismi fisio-patologici coinvolti in questa risposta immunitaria
- L’istamina
- Terreno biologico della persona
La primavera:
La grande varietà e variabilità di zone geografiche con caratteristiche differenti sul territorio italiano, fa si che l’allergia ai pollini si possa presentare in periodi leggermente diversi da regione a regione ed in base al tipo di allergene considerato. Che si parli di pollini di betulla, di graminacee, ulivo o parietaria, possono variare i periodi che rendono un soggetto più suscettibile, ma non cambieranno tanto i sintomi che principalmente includono starnuti, naso chiuso che cola, occhi rossi che lacrimano o si seccano e, fenomeni asmatici (peggiorati in particolar modo dai temporali, che causando cambiamenti fisici nella struttura dei pollini, li rendono più “penetranti” nell’organismo) con tosse e/o difficoltà respiratorie più ampie.
Meccanismi fisio-patologici:
biologicamente la risposta immunitaria allergica avviene per fasi:
- Fase di sensibilizzazione: entriamo in contatto con una molecola che il nostro organismo riconosce come “pericolosa”, come tale avvia una serie di reazioni che portano alla formazione di anticorpi specifici (in questo caso IgE).
- Esposizioni successive: tutti i successivi contatti con questi allergeni, grazie al riconoscimento degli anticorpi, causano un rilascio immediato da parte dei mastociti di ammine vasoattive (come l’istamina per esempio) che sono poi responsabili della vasodilatazione capillare e della contrazione delle cellule muscolari lisce. Fenomeni biologici che portano poi alla sintomatologia classica che tutti conosciamo.
A questo punto è doveroso chiarire un aspetto fondamentale: la risposta allergica si articola in due tempi, una fase rapida in cui dopo pochi minuti dal contatto con l’allergene vengono liberate massicce quantità di mediatori pre-formati tra cui istamina, responsabile dei classici starnuti a raffica, del prurito, della lacrimazione e del naso che cola e, di una fase lenta, che va dalle ore successive fino a giorni e settimane seguenti, in cui la stimolazione continua di questa risposta allergica causa un’infiammazione persistente delle mucose che culmina con la congestione nasale, sensazione di testa piena, irritazione continua di gola e vie aeree e nei soggetti predisposti maggiore iperreattività bronchiale.
Istamina:
L’istamina è indubbiamente il più conosciuto e discusso mediatore infiammatorio in questi contesti. In condizioni fisiologiche partecipa a numerosi processi risultando fondamentale, ma nei soggetti allergici, a causa di una sua eccessiva secrezione o deficitaria inattivazione da parte dei sistemi enzimatici intestinali, può diventare un fattore irritante.
Ma quali sono i sintomi allergici?
Sintomi locali:
- Starnuti, prurito nasale, rinorrea, congestione, gocciolamento retro-nasale
- Congiuntiviti, arrossamento oculare, gonfiore palpebrale e bruciore
- Prurito in gola, tosse secca con disturbi respiratori
- Prurito cutaneo con arrossamenti, orticarie e pomfi
Sintomi sistemici:
- Stanchezza marcata
- Disturbi del sonno
- Difficoltà di concentrazione
- Cefalee
- Irritabilità
- Alterazioni dell’alvo
L’eterogeneità sintomatologica deriva proprio dagli effetti pleiotropici dell’istamina, la quale influenzando ed essendo influenzata dall’assetto ormonale (tra le tante cose), potrebbe indirettamente influenzare il microbiota intestinale o le concentrazioni di alcuni neurotrasmettitori, giocando “strani scherzi” a diversi livelli, tra cui il sonno e l’alvo, per esempio.
Ed è qui che si apre il capitolo forse più interessante: il terreno biologico individuale. Se una persona vive già con un organismo “sotto carico” (sonno scarso, stress cronico, infiammazione di base, intestino irritabile), la soglia di tolleranza agli stimoli esterni può essere molto bassa. In questi casi l’allergene diventa la goccia che fa traboccare il vaso, e la risposta immunitaria non resta confinata a naso e occhi, ma può presentarsi come una costellazione di sintomi sistemici e, talvolta, anche come maggiore reattività a determinati alimenti o abitudini quotidiane.
In ambito medico l’intervento clinico è sempre rivolto alla riduzione del carico diretto di istamina e alla limitazione di tutte le sostanze che ne facilitano il rilascio da parte dei mastociti. Vediamone alcuni:
Alimenti contenenti istamina:
- Pomodori, crauti e spinaci
- Conserve
- Pesce in scatola
- Crostacei e frutti di mare
- Insaccati (salsicce, salami, carne secca, prosciutto affumicato e mortadella)
- Formaggi fermentati e stagionati
- Alcol, vino, birra
- Lievito
Alimenti liberatori di istamina:
- Cioccolato e caco
- Fragole, banane, ananas, agrumi, kiwi, pera
- Molluschi e crostacei
- Frutta secca in genere
- Carne di maiale
- Caffè
- Legumi
Valutazione che spesso non viene fatta però, è la capacità reale degli enzimi responsabili della degradazione dell’istamina, di inattivarla completamente. Infatti, in soggetti carenti di questi complessi enzimatici si può avere più facilmente la comparsa di reazioni allergiche o pseudo-allergiche.
Bisogna considerare anche i diversi farmaci, tra cui antibiotici, anti-infiammatori, terapie anti-ipertensive e antidepressivi che hanno la capacità (o per meglio dire l’effetto collaterale) di inibire ulteriormente l’enzima responsabile della degradazione istaminica, contribuendo quindi indirettamente ai quadri allergici o di ipersensibilità.
L’allergia stagionale è un fenomeno che unisce tutti per sintomi comuni, ma potrebbe celare cause diametralmente opposte da soggetto a soggetto, diventa quindi indispensabile indagare a fondo attraverso un’accurata anamnesi diversi ambiti di vita del paziente in modo da individuare sia la causa scatenante ma anche ciò che ha saturato le capacità adattive del corpo rendendolo suscettibile ad un insulto così innocuo come quello degli allergeni primaverili. Il ripristino di una buona flora microbica intestinale, l’adeguamento dietetico e l’ottimizzazione immunitaria sono indubbiamente i 3 pilastri necessari per un’ottimale lavoro di terreno, in modo da migliorare il recupero e aumentare la tolleranza dell’organismo agli stressors.
Quando il corpo smette di vivere sul filo del rasoio, anche i pollini fanno meno rumore.
Luca Gibellini, D.O., Biologo e Nutrizionista.
