Fascite plantare: quel dolore al tallone che non va via
Fascite plantare: quel dolore al tallone che non va via

C’è un dolore che arriva senza preavviso, spesso al mattino, appena si poggia il piede a terra. Una fitta improvvisa sotto il tallone, come se qualcosa “tirasse” dall’interno. Di solito ci si dà la colpa a una scarpa scomoda, a una corsa un po’ troppo intensa o a una giornata passata in piedi. Ma quando quel fastidio non passa, potrebbe trattarsi di fascite plantare, una delle infiammazioni più comuni del piede.
Un tessuto piccolo, un grande problema
La fascia plantare è una sorta di “corda” fibrosa che corre lungo tutta la pianta del piede, collegando il tallone alle dita.
Il suo compito è fondamentale: sostiene l’arco plantare e attutisce l’impatto di ogni passo.
Quando però viene sollecitata troppo – da scarpe inadatte, allenamenti intensi o semplicemente da un eccesso di peso – può infiammarsi. E ogni passo, anche il più innocente, diventa una piccola tortura.
Il dolore del primo passo
Chi soffre di fascite plantare lo riconosce subito: il dolore è più intenso al mattino, appena alzati, o dopo aver riposato a lungo. Dopo i primi minuti tende a ridursi, ma non scompare. Spesso ritorna la sera, dopo una giornata passata a camminare o in piedi.
È un dolore che può essere pungente, come una lama, oppure sordo e continuo. In certi casi si accompagna a una leggera rigidità della pianta del piede.
Chi rischia di più
- Il disturbo colpisce sia sportivi che persone comuni. I runner sono tra i più esposti, ma anche chi lavora molte ore in piedi o indossa scarpe rigide e poco ammortizzate può svilupparlo.
- La forma del piede influisce: un arco plantare molto alto o un piede piatto possono aumentare la tensione sulla fascia.
- E poi c’è il fattore età: la fascite plantare è più frequente tra i 40 e i 60 anni, quando i tessuti perdono un po’ della loro naturale elasticità.
Come si cura
Nella maggior parte dei casi non serve alcun intervento chirurgico.
La terapia si basa su riposo, stretching e scarpe adeguate.
- Ridurre le attività che scatenano il dolore è fondamentale, così come applicare ghiaccio sulla zona per calmare l’infiammazione.
- Il podologo può suggerire plantari personalizzati, pensati per scaricare la pressione dal tallone e sostenere meglio l’arco.
- Anche gli esercizi fanno la differenza: bastano pochi minuti al giorno per allungare polpacci e pianta del piede. Un gesto semplice, come far rotolare una pallina da tennis sotto la pianta, può essere sorprendentemente efficace.
- Nei casi più ostinati, il medico può prescrivere farmaci antinfiammatori o ricorrere a terapie fisiche, come le onde d’urto, che stimolano la guarigione dei tessuti.
Prevenire con il passo giusto
Una volta guariti, è importante non abbassare la guardia. La fascite plantare tende a tornare se si ignorano le cause che l’hanno scatenata.
Meglio evitare di camminare scalzi su superfici dure e sostituire regolarmente le scarpe da ginnastica, che col tempo perdono ammortizzazione.
Lo stretching quotidiano e un peso corporeo equilibrato sono i migliori alleati per non ricadere nel problema.
Quando serve uno specialista
Se il dolore persiste per più di qualche settimana, è il momento di rivolgersi a un podologo o ad un osteopata.
Una visita accurata permette di escludere altre cause di dolore al tallone, come la spina calcaneare, e di impostare un trattamento su misura.
Ascoltare i propri piedi
La fascite plantare è un disturbo fastidioso, ma anche un messaggio chiaro: il piede chiede una pausa.
Ignorarlo può trasformare un semplice fastidio in un problema cronico.
Con qualche attenzione e il giusto equilibrio tra movimento e riposo, però, si può tornare presto a camminare senza dolore — e magari anche a correre, con passo più leggero e consapevole.
Dott. Mauro Dispenza – Podologo, Posturologo, Osteopata
